Domande sulla Depressione

 

1. DARIO – Depressione esistenziale

DOMANDA: Come si guarisce dalla depressione esistenziale, con la tristezza di fondo della vita perché si vede il mondo ostile tristissimo in quanto si disinteressa di noi e scarsamente ci darebbe il proprio aiuto facendoci provare pertanto senso di solitudine e non senso della vita, nonostante che abbiamo affetti normalissimi e non abbiamo problemi particolari di vario tipo?


2. LORY – Depressione post-rottura e perdita di autostima

DOMANDA: Gentile dott.ssa Grazioli, sono una ragazza di 19 anni, ho lasciato la scuola al terzo liceo perché non sentivo più la necessità di seguire i miei sogni, mi sono buttata via in una relazione che dura ormai da 4 anni. All’inizio il mio ragazzo era dolcissimo con me mi trattava da principessa, da un anno a questa parte invece è diventato sempre più nervoso, non mi dimostra più l’amore che invece ha sempre manifestato inoltre sento che mi allontana.

Io non lo so se il mio problema sia questo, fatto sta che da tanti mesi sento di avere qualche cosa che non va, sto cercando di documentarmi su internet perché non vorrei si trattasse di depressione. Non sono mai stata sicura di me ma da tanto tempo la mia autostima è sotto lo zero mi sento inutile, ho sempre pensieri negativi, voglio stare spesso da sola e quando capita butto litri di lacrime ma senza un motivo preciso, inoltre vengo spesso colpita da malinconia, mi prende un nodo allo stomaco e tutto intorno mi sembra di non avere senso, da qualche giorno mi sento addirittura stanca priva di energie. La prego mi aiuti a capire di cosa si tratta.

RISPOSTA DELLA DOTT.SSA GRAZIOLI: Cara Lory, la depressione ha sempre a che fare con una perdita, la perdita di un amore, di un lavoro, di una persona cara… Quando perdiamo qualcosa che per noi è di valore, attraversiamo un periodo di depressione dedicato all’elaborazione del lutto, poi a poco a poco riprendiamo a sentirci vivi. In seguito a una perdita perciò c’è sempre depressione, depressione non patologica, ma necessaria al lavoro del lutto. Diventerà patologica quando si resta fissati alla perdita che non viene elaborata e il tempo e la nostra vita si fermano a quell’istante.

Tu hai perso l’attenzione e la vicinanza del tuo ragazzo, e sei sprofondata nella depressione, non spaventarti per le lacrime e la malinconia, non scappare e parla chiaro col tuo ragazzo, fatti spiegare le ragioni del suo comportamento, qualunque sia la realtà che dovrai affrontare è quasi sempre meno spaventosa delle paure che abbiamo dentro di noi.


3. ALESSANDRA – Depressione con idee ossessive in un amico

DOMANDA: Gentilissima Dottoressa, ad un amico è stata riscontrata una depressione con presenza di idee fisse, ossessive. Anche se ogni disagio è unico, come unica è la persona che lo vive, può spiegarmi se questa situazione (in riferimento alle idee ossessive) è sempre sinonimo di un comportamento psicotico?

Il ragazzo ha sempre mantenuto “lucido” e con le prime cure farmacologiche si sono anche attenuati i pensieri ossessivi. In passato ha negato d’aver bisogno di un aiuto terapeutico nonostante percepisse il suo stato di malessere tanto d’aver maturato di suicidarsi.

Questi pensieri ossessivi possono davvero sparire (gradualmente, certo) in seguito alla scomparsa della depressione? Una psicoterapia può esser consigliabile sin d’ora o è meglio attendere lo stabilizzarsi dell’umore grazie alla terapia farmacologica? Sono molto confusa rispetto alla modalità dello stargli vicino… lavoro nel sociale questo anziché essermi d’aiuto mi crea un po’ di ansia. Da un lato vorrei fare di più (e consapevole del disagio che lui vive) senza pensare a vedere il mio amico come mio “utente”. I piani affettivi e lavorativi si stanno ingarbugliando… la ringrazio per la sua attenzione e per le competenze che sa offrire con tanto garbo.

RISPOSTA DELLA DOTT.SSA GRAZIOLI: Cara Alessandra, un disturbo depressivo anche se accompagnato da idee ossessive, non è sinonimo di comportamento psicotico. Per poter parlare di psicosi o manifestazioni psicotiche è necessario che il paziente non sia in grado di distinguere ciò che appartiene al suo mondo interno da ciò che appartiene al mondo esterno. È infatti tale confusione tra i due mondi una caratteristica fondamentale dei disturbi psicotici.

I pensieri ossessivi possono sia scomparire, sia affievolirsi, non c’è una regola, poiché ogni persona-paziente è un universo unico e particolare. In generale il mio consiglio è di combinare la terapia farmacologica alla psicoterapia. I farmaci, infatti, agiscono sui sintomi riducendone l’intensità, la psicoterapia lavora sulle cause che li ha prodotti.

Comprendo la sua preoccupazione e il suo desiderio di stare vicina al suo amico e come dice lei, di fare di più. Spesso ci dimentichiamo che “essere presenti” è già un “fare” e che in alcuni casi, come ad esempio il suo, è anche l’unico “fare” possibile ed efficace. Continui perciò ad essere l’amica di sempre e non guardi il suo amico come a un paziente.


4. DAVIDE – Depressione e senso di colpa legato all’orientamento sessuale

DOMANDA: Gentile Dottoressa, sono capitato per caso nel suo canale youtube dove ho avuto modo di poter conoscere il suo sito che ho apprezzato davvero tanto… il mio problema è il senso di colpa e la tristezza, sono un ragazzo di 23 anni perennemente triste, questo perché essendo omosessuale devo tenermi tutto dentro e ciò mi porta a sentirmi in colpa verso la mia famiglia.

Ho una storia con un uomo di 33 anni, sto bene con lui sono felice ma quando mi separo da lui sprofondo nella tristezza più totale, vorrei condividere le mie emozioni con i miei genitori… parlare con loro… vorrei condurre una vita normale… invece sono costretto a mentire ogni giorno per evitare che la mia vita venga rovinata, questo mi fa soffrire terribilmente, mi creda… convivo con il senso di colpa e l’angoscia che possano scoprirmi. So bene che loro non mi accetterebbero mai, che mi darebbero del malato… da curare… questo significa che dovrò accettare la mia vita per quello che è? Forse questa non può essere neanche definita “domanda” probabilmente avevo solo bisogno di parlare con lei… la ringrazio per aver letto queste righe.

RISPOSTA DELLA DOTT.SSA GRAZIOLI: Caro Davide, genitori e figli credono di conoscersi molto bene, in realtà la conoscenza che i figli hanno dei propri genitori e i genitori dei propri figli è quasi sempre lacunosa e parziale. Per esempio nella mia esperienza è raro che i genitori di un ragazzo gay in qualche modo non “sappiano” dell’omosessualità del figlio, possono tacere, negare a se stessi tale realtà, fare finta di niente, ma in fondo, in fondo, “sanno”.

Ho avuto pazienti spaventati come te, che malgrado la paura si sono dichiarati in famiglia, alcuni hanno scoperto con grande sorpresa che per i loro genitori non era una novità, tacevano unicamente per rispetto del figlio, altri accettavano senza problemi la nuova realtà del figlio che ai loro occhi restava il ragazzo di sempre, ed altri invece avevano una reazione di grande sofferenza e netto rifiuto.

Ciò che ti voglio dire è che tu non puoi sapere quale sarebbe veramente la reazione dei tuoi genitori, il problema dell’acting-out, lo devi risolvere dentro di te a prescindere da ciò che pensi di loro. Questo non significa che ti devi dichiarare ad ogni costo, ma certamente devi elaborare e sciogliere il doloroso grumo del senso di colpa che ti pesa sul cuore, in seguito potrai decidere il da farsi. In ogni caso “uscire allo scoperto” è un passo necessario alla costruzione di una sana autostima.


5. ANTONIA – Senso di vuoto e perdita di interesse

DOMANDA: Gentile Dottoressa, sono Antonia e ho 32 anni. Il nuovo anno mi ha portato un senso strano di vuoto, tutti intorno a me sembrano pervasi da un senso di gioia e di allegria, ma tutto ciò non sembra essere interessante. Cerco di forzarmi, di stare insieme ai miei amici, ma tutto sembra inutile. Sono sempre stata l’anima della festa, ora niente mi attrae. Cosa mi accade?

RISPOSTA DELLA DOTT.SSA GRAZIOLI: Cara Antonia, il nuovo anno è appena iniziato, è troppo presto per preoccuparti dell’umore poco allegro e del disinteresse verso ciò che ti circonda. Ci sono momenti, nella vita di ciascuno, in cui si sente il bisogno di guardarsi dentro, momenti in cui l’eco del mondo ha poca risonanza dentro di noi, il bisogno è di ascoltarsi, di lasciare parlare il cuore.

La vita dell’uomo scorre tra l’alternanza di tempi che di volta in volta vedono l’uomo intento a investire le proprie energie all’esterno, nella costruzione della sua vita sociale e professionale, e poi vedono lo stesso uomo che le ritira dal mondo e le rivolge all’interno, per proseguire alla scoperta di sé e del suo mondo interiore. Forse stai attraversando uno di questi momenti, vivilo con serenità, ascoltati.


6. MARCO – Depressione post-rottura e dubbi sulla psicoterapia

DOMANDA: Salve dottoressa. Innanzitutto premetto che ho 18 anni e sono circa sette mesi che seguo una psicoterapia, di indirizzo junghiano. E qui la prima domanda: per iniziare una terapia è un’età troppo precoce? Ho letto che Jung diceva che un buon momento per iniziare un’analisi è l’età più adulta. Il mio terapeuta dice che ognuno ha la sua strada e che iniziare adesso per me è un vantaggio perché ho tanto tempo per godermi quello che ho imparato… lei come la vede?

In seguito alla separazione con una ragazza sono caduto in depressione e ho passato un periodo di acuta sofferenza, con paure che si ingigantivano sempre più, paura di vivere di uscire e di stare in mezzo agli altri. Ho anche iniziato una terapia farmacologica da un paio di mesi e devo dire che mi sento molto meglio di un tempo, anche se sento il dolore. Mi sembra di aver ricacciato dentro il mio problema per affrontarlo. In sogno era un enorme pesce predatore, che emergeva da un lago e mi dava la caccia. Io scappavo terrorizzato. Questo sogno risale a circa un mese fa.

La terapia è difficile, e molte volte non riesco a dire quello che sento al psicoterapeuta, e a volte mi sembra che lui taccia o non reagisca a certe cose che io dico. Il silenzio mi mette a disagio e ho difficoltà ad aprirmi e questo mi porta a pensare negativamente sull’efficacia dell’analisi… continuo a pensare al modo migliore di affrontare la mia situazione, visto che prima continuavo ad autoanalizzarmi e a dire ho questo ho quello, similmente ad un ipocondriaco.

Vede c’è un detto zen che dice: non pensare, guarda! È questo che devo fare? Osservare i contenuti del mio inconscio, il mio dolore e miei pensieri e le mie paure, sospendendo il giudizio su di essi? La paura a volte più che una riflessione sfocia in una costruzione mentale prodotta da una visione distorta delle cose… lei cosa ne pensa?

RISPOSTA DELLA DOTT.SSA GRAZIOLI: Gent. Signor Marco, non c’è un’età migliore di un’altra per iniziare una terapia, sia che riguardi il corpo o l’anima: lo si fa quando c’è un “male” da curare. I dolori come la malattia arrivano e basta, a qualunque età. E quando arrivano dobbiamo prendercene cura.

Sull’efficacia o meno della sua psicoterapia non posso esprimere opinioni, ma è sicuramente un argomento di cui deve parlare con il suo psicoterapeuta, perché i dubbi, il disagio e le ansie che si vivono nella relazione terapeutica, sono parte integrante della psicoterapia stessa.

Per quanto riguarda le paure, penso che le peggiori siano i fantasmi creati dalla nostra mente, che ogni volta abbiamo il coraggio di affrontarle e guardarle in faccia si sciolgano come neve al sole.


Dott.ssa Daniela Grazioli